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maggio
2025

Vedere l'anatomia tra letteratura e arti: parole, immagini e spazi dalla prima età moderna

Barent de Bakker, Interno del Teatro anatomico del Collegium di Amsterdam, incisione, 1780 (ID: W57PTB).
Barent de Bakker, Interno del Teatro anatomico del Collegium di Amsterdam, incisione, 1780 (ID: W57PTB).

Servizio comunicazione istituzionale

I giorni 15 e 16 maggio si terrà il Convegno internazionale Vedere l’anatomia tra letteratura e arti: parole, immagini e spazi dalla prima età moderna, a cura di Linda Bisello (ISI, USI) e Carla Mazzarelli (ISA, USI). Si tratta di un evento multi-site tra Mendrisio (Accademia di architettura, TAM) e Lugano (Campus Ovest), risultato della collaborazione tra l’Istituto di studi italiani e l’Istituto di storia e teoria dell’arte e dell’architettura, e che rientra nel Progetto «La Civiltà dell’anatomia». Il genere delle anatomie letterarie nell’Italia del Seicento (FNS 100012_204399).

Storici della medicina, della letteratura e delle arti provenienti dalla Svizzera, dall’Europa e dagli Stati Uniti interrogheranno da punti di vista multidisciplinari la fortuna dell’anatomia e l’impatto sulla lunga durata del metodo di conoscenza anatomico nelle arti, nella cultura del progetto architettonico come nella critica letteraria, fino alle arti performative nell’età contemporanea.

I lavori si apriranno al Teatro dell’architettura progettato da Mario Botta: uno spazio che evoca il Teatro anatomico dove, nella prima età moderna, avevano luogo le dissezioni e dove il corpo è allo stesso tempo dimostrato e esposto. I lavori proseguiranno a Lugano dove si affronteranno le diverse concezioni del modello anatomico come strumento di conoscenza e il motivo dello scrutinio del corpo inteso anche come visione della propria interiorità. Se “fare l’anatomia” ha storicamente significato disarticolare, classificare, performare, indagare verità e bellezza della “fabbrica del corpo” per una pluralità di scienze e arti, il Convegno si propone di confrontare queste numerose e differenti espressioni con cui gli esseri umani hanno da sempre, come in uno specchio, "[…] guardato dentro il corpo spalancato se stessi" (G. Manganelli).