Progetti di ricerca in corso
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Gottfried Semper: Style. Critical and Commented Edition
Gottfried Semper (1803-79) è da annoverare tra i più autorevoli architetti dell’Ottocento. A tutt’oggi, i suoi numerosi scritti teorici non solo continuano a suscitare interesse per la storia dell'arte e dell'architettura, ma costituiscono anche una solida fonte di ispirazione per la pratica architettonica.
Al centro del progetto editoriale vi è l’opera principale di Semper “Lo stile nelle arti tecniche e tettoniche; o estetica pratica” (1860/63). I due volumi rimangono tuttora interessanti per il loro approccio alla comprensione dell’architettura come prodotto di pratiche culturali. L’ampia portata degli interessi di Semper coinvolge ricerche che vanno ben oltre i canonici confini della storia dell’arte e dell’architettura per arrivare ai domini di altre discipline, come la storia culturale e la linguistica, la teoria dell’evoluzione e l’etnologia.
Il progetto – nato dalla collaborazione tra l’ETH di Zurigo e l'Università della Svizzera italiana – propone un'edizione critica e commentata in formato digitale delle varie versioni pubblicate di "Style" e dei relativi manoscritti. Per la prima volta, l'ampio corpus testuale e iconografico viene reso disponibile nella sua interezza in una forma scientificamente verificabile. Le bozze e le varie stesure (reperibili per lo più presso l'Archivio gta, ETH di Zurigo) sono state trascritte criticamente ed editate seguendo un approccio comparativo con le edizioni stampate.
Data l'estensione e la complessità del materiale, il progetto editoriale è organizzato secondo una struttura modulare in tre fasi. Le prime due fasi (2017-24) vedranno la redazione critica e commentata delle fonti relative ai due volumi pubblicati di cui si compone “Style” e al suo immediato precursore, l’inedita "Teoria delle forme d'arte" (Kunstformenlehre) di Semper; in una terza fase (2025-28) sarà editato il materiale relativo al terzo volume di "Style" concepito da Semper, ma mai pubblicato: si tratta di manoscritti fondamentali per la sua "Architettura comparata" (Vergleichende Baulehre), la sua ultima lezione pubblica zurighese "Degli stili architettonici" (Ueber Baustyle, 1869) e una selezione di lezioni tenute all’ETH di Zurigo, che sono pervenuti a noi sulla base degli appunti trasmessi dai suoi studenti.
La vastità del materiale da editare richiede una presentazione digitale innovativa ad accesso aperto. Un apparato critico commentato collega l'edizione ai materiali e database esterni, rendendo accessibile il contesto scientifico e culturale di Semper. I molteplici strati testuali sono presentati in modo semplice, affinché l'universo concettuale di Semper possa essere sperimentato sia dagli specialisti sia dagli interessati.
Questa edizione rappresenta il primo e unico progetto al mondo di questo tipo dedicato ai materiali di Semper. Si avvale di metodi e tecnologie d’avanguardia nel campo dell’edizione digitale e delle digital humanities, contribuendo in modo significativo al loro sviluppo. L’edizione costituisce così una risorsa fondamentale per la ricerca nella storia dell’arte e dell’architettura.
Responsabili
Prof. Dr. Philip Ursprung (ETH)
Prof. Dr. Sonja Hildebrand (USI)
Prof. Dr. Maarten Delbeke (ETH)Project leader
Dr. Elena Chestnova (USI)Editorial leader
Dr. Dieter Weidmann (USI)Collaboratori scientifici
Dr. Bernhard Metz (USI)
Raphael Germann (USI)Ex collaboratori/trici
Dr. Carmen Aus der Au
Dr. Felix Christen
PD Dr. Michael Gnehm
Dr. Tanja KevicDurata
144 mesiInizio
Gennaio 2017Enti finanziatori
FNSLinks
ETH Zurich - gta
Banca dati FNS del progetto
www.semper-edition.ch
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Giovanni Battista Piranesi and his Workshop: Two newly identified Albums at Karlsruhe
Im Jahr 2014 ist in der Staatlichen Kunsthalle Karlsruhe eine spektakuläre Neubestimmung gelungen: Zwei Alben mit insgesamt 297 Zeichnungen können seither dem römischen Künstler, Architekten, Theoretiker, Antiquar und Antikenhändler Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) und seiner Werkstatt zugeordnet werden; bis dahin galten sie als Werke des Karlsruher Architekten Friedrich Weinbrenner (1766-1826). Zahlenmäßig handelt es sich bei dem Fund um die größte zusammenhängende Gruppe von Zeichnungen Piranesis und seines näheren Umfelds. Diese Entdeckung eröffnet die Chance auf eine umfassende Neubewertung des künstlerischen Werkes von Piranesi, das im Fokus des beantragten Projektes steht: Der Fund umfasst die gesamte typologische Breite im zeichnerischen Werk Piranesis - von den frühen capricci bis zu den archäologischen Darstellungen des Spätwerks. Höchst bedeutsam sind die zahlreichen Skizzen, die vor Ort entstandenen Zeichnungen nach der Antike, Abklatsche und anderen Typen von Zeichnungen, die nur höchst selten in Piranesis bisher bekanntem Oeuvre begegnen. Sie liegen hier in großer materialtechnischer Vielfalt vor. Die Zeichnungen weisen außerdem verschiedene Spuren früherer Benutzung und Montierung auf, die vollkommen erhalten sind und die Einblicke in Piranesis Werkstattpraxis erlauben. Teilweise können diese Spuren auf die Benutzung der Blätter als Unterrichtsmaterial in der Karlsruher Bauschule zurückgeführt werden, der Weinbrenner von 1800 bis 1825 vorstand. Er war es vermutlich auch, der die Zeichnungen am Ende seines Romaufenthaltes (1792-1797) in der Werkstatt Piranesis erwarb, sie mit nach Karlsruhe brachte und sie in die heutigen Alben montieren ließ. Die Breite des Bestands reicht geographisch weit über Karlsruhe hinaus: Gegendrucke und Kopien von Karlsruher Blättern befinden sich in den Nachlässen von Architekten des 18. und 19. Jahrhunderts, die heute in internationalen Sammlungen bewahrt werden (London, New York, Besançon, Dessau). Sie bezeugen die große internationale Verbreitung und den Einfluss von Piranesis Zeichnungen, der jetzt neu zu bewerten ist. Das interdisziplinäre Forschungsprojekt, an dem Kunsthistoriker und Restauratoren beteiligt sind, wird die komplexen Zusammenhänge offenlegen, in denen die Karlsruher Zeichnungen entstanden sind. Schlüsselfragen betreffen die Autorschaft Piranesis bzw. der Mitarbeiter seiner Werkstatt, Typus, Funktion und Technik der Zeichnungen, die Werkstattpraxis sowie die Benutzungsspuren und die Konservierung; darüber hinaus wird nach Piranesis Bedeutung für die zeitgenössische römische Graphik- und Buchproduktion gefragt, auch im Hinblick auf ihre weiträumige Verbreitung. Das methodisch innovative Forschungsprojekt wird erstmals die Karlsruher Alben in Piranesis Werk einbetten und deren Bedeutung für die europäische Kunstgeschichte sichtbar machen.
Responsabile
Prof. Dr. Christoph FrankCollaboratore
Bénédicte Maronnie
Durata
24 mesiInizio
Gennaio 2018Enti finanziatori
FNS, Divisione 1
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Le Chiese di Roma nel Medioevo (1050-1300)
Corpus Cosmatorum II, vol. 6: San Paolo fuori le mura e San Pietro in Vaticano; vol. 7: P–Z (S. Pancrazio – S. Zenone)
Il progetto ha come obiettivo la redazione di un catalogo in 7 volumi delle circa 120 chiese medievali romane rimaste o tramandate dalle fonti, portando così a conclusione il Corpus Cosmatorum II: Die Kirchen der Stadt Rom im Mittelalter (1050-1300) (cfr. progetto FNS 101212_124424), intrapreso nel 2002 sotto la direzione del Prof. Peter Cornelius Claussen dell’Università di Zurigo. La maggioranza di queste chiese ha dovuto cedere il posto ai rinnovamenti barocchi o ha perduto i suoi originari arredi liturgici. Lo studio dei frammenti superstiti, nonché delle fonti testuali e figurative, consente tuttavia di ricomporre un’immagine ricca e variegata della peculiare arte romana, nota con la definizione di “cosmatesca”. Ogni edificio nelle dinamiche tra le fazioni occupa una posizione specifica di autorappresentazione della curia, dell’aristocrazia, del Comune o degli ordini che dipendeva da segni forti e da evidenti distinzioni. Riflettendo anche la fortuna critica e la storia dei restauri, queste “biografie” delle chiese di Roma costituiscono un elemento della nostra presente storia delle idee.
In questa fase del progetto sono previsti il completamento e la pubblicazione del sesto volume, iniziato nel 2018 e dedicato alle due celeberrime basiliche apostoliche di S. Paolo fuori le mura e S. Pietro in Vaticano (progetto 10FI13_170405) nonché l’avvio delle ricerche per il settimo volume. Questo, destinato ad essere il volume conclusivo del Corpus, includerà una quarantina di chiese, a partire dalla P, con S. Pancrazio, fino fine dell’alfabeto. I monumenti in esso affrontati comprenderanno importanti edifici medievali, come la basilica di S. Prassede, il complesso dei SS. Quattro Coronati, le chiese di S. Saba, S. Sebastiano fuori le mura, S. Stefano rotondo, SS. Vincenzo e Anastasio e, naturalmente, la cappella papale situata nel Palazzo lateranense, meglio nota come Sancta Sanctorum, ovvero uno degli ambienti del tardo XIII secolo che ha meglio conservato tutto lo splendore e la magnificenza delle decorazioni marmoree, musive e pittoriche. È, inoltre, probabile che le indagini sulle chiese meno conosciute condurranno a inattese scoperte e contribuiranno a portare in luce opere ancora ignote o non sufficientemente considerate, grazie all’attento studio delle fonti scritte e agli accurati sopralluoghi.
Responsabile
Prof. Dr. Daniela Mondini
Co-Responsabile
Prof. Dr. Carola Jäggi, Universität Zürich
Collaboratori
Dr. Almuth Klein (USI)
Giorgia Pollio-Rossi (USI)
Angela Yorck von Wartenburg (UZH)
Dr. Biancamaria Hermanin de Reichenfeld (UZH)
Collaboratori esterni
Prof. Dr. emer Sible de Blaauw (Radboud University Nijmegen)
Prof. Nicola Camerlenghi (Dartmouth College)
Prof. Dr. emer. Peter Cornelius Claussen (UZH)
Dr. Michael Schmitz (Bibliotheca Hertziana)
Darko Senekovic (Zurigo)Durata
37 mesiInizio
Aprile 2025Enti finanziatori
FNS, Divisione 1Links
USI Search
Banca dati FNS del progetto
Università di Zurigo
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Visibility Reclaimed. Experiencing Rome’s First Public Museums (1733-1870). An Analysis of Public Audiences in a Transnational Perspective
Il dialogo tra musei e pubblico prende avvio a Roma con la fondazione del Museo Capitolino nel 1733 e prosegue con il rinnovo e l’ampliamento dei musei in età napoleonica e nel corso dell’Ottocento. Roma va intesa quindi anche come un laboratorio per il costituirsi del lungo dialogo (non privo di conflitti) tra istituzioni culturali, musei e pubblico nel corso dell’età moderna. La ricerca intende studiare l'evoluzione dei primi musei pubblici di Roma in relazione alle diverse provenienze geografiche e alle categorie (sociali, culturali, di genere) del pubblico internazionale e cosmopolita che vi accedeva.
Seguendo la famosa formulazione di Quatremère de Quincy (1796) con la quale l'intera città viene presentata come «Museo di Roma», un patrimonio 'inamovibile' da condividere e proteggere 'nella sua interezza”, si intende studiare le sue collezioni di antichità, le gallerie dei palazzi, le ville patrizie, i monumenti antichi e moderni come una rete dinamica di luoghi urbani, itinerari e circuiti di visita sulla mappa dell’Urbe. Uno degli obiettivi principali della ricerca è quello di mettere a fuoco la coesistenza a Roma di diversi spazi culturali a cui i visitatori accedono con diverse modalità e gradi di libertà. Le domande di ricerca (come veniva definito e percepito il museo pubblico alle sue origini, inteso come spazio architettonico in corso di definizione, ma anche come luogo di incontro e di esperienza condivisa? Quali e quanti pubblici accedevano ai primi musei pubblici? Quanti e quali pubblici erano esclusi?) pongono al centro della riflessione storica e critica sul museo l’'embodied encounter' che invita ad andare oltre la dimensione visiva che lo spazio espositivo presuppone e a sondarne anche caratteristiche ed esiti alla luce dell’esperienza materiale dello spazio museale e del collezionismo e dei sistemi di disciplinamento del pubblico stesso attuati progressivamente dalle istituzioni tra XVIII e XIX secolo.
Con un approccio interdisciplinare che include la storia delle istituzioni, le scienze sociali, la letteratura, la cultura materiale, la storia dell’economia e dei consumi culturali, si pone al centro della ricerca un corpus di fonti primarie, per lo più inedite, fra le quali le richieste e i permessi concessi per accedere ai musei, le richieste di copia, studio o rilievo dei monumenti antichi, nonché i libri dei visitatori. Il confronto con metodologie critiche che hanno sottolineato l'importanza della mobilità rispetto ai paradigmi 'nazionali' ed eurocentrici e che hanno fornito una geografia artistica dinamica di Roma nel XVIII e XIX secolo si pone a fondamento delle riflessioni del progetto e si presta a una prospettiva transnazionale e comparativa con altre geografie.
Tale vocazione si rispecchia nella composizione dell'équipe di ricerca che si avvale della consulenza di un Advisory Board, che include alcuni dei massimi specialisti in Europa e negli Stati Uniti nell'ambito della storia e della teoria del museo
Pagina web del progetto
Responsabile
Carla Mazzarelli (USI)Collaboratori scientifici
Luca Bonazzi (USI)
Gaetano Cascino (USI)
Mattia Giovanelli (USI)
Francesca La Mantia (USI)
Luca Piccoli (USI)
Angelica Sabatini (USI)Project partners
Giovanna Capitelli (Università degli Studi Roma Tre)
Stefano Cracolici (Durham University)
Christoph Frank (USI)
David García Cueto (Museo Nacional del Prado)
Daniela Mondini (USI)
Chiara Piva (Sapienza Università di Roma)Durata
48 mesiInizio
Febbraio 2023Enti finanziatori
FNS, Divisione 1
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ASR: Aerial Spatial Revolution
Airborne technologies, such as aviation, drones and satellites, have become powerful tools for the representation, planning, control and governance of space. This spatial revolution that started with aeronautics in the early 20th century, however, has not yet been thoroughly studied in all its implications. The project provides the first systematic and interdisciplinary inquiry into the history and impact of the aerial spatial revolution. Ranging from the eve of 20th century to the present day, the collaborative project focuses on the material and imaginary effects on the city, architecture and territory. The study is structured along three interconnected axes: ‘aero-vision’, ‘aero-planning’ and ‘aero-politics’.
The first axis analyzes the epistemological and phenomenological significance of the vision from above, be it human or artificial. The second studies the far-reaching effects on architecture, planning and landscape. The third axis focuses on the spatial-political effects of air control, all the way to the impact of satellite and drone imagery.
This project brings together experts in urban planning and architecture, aesthetics, visual media theory and political philosophy and sets up a collaborative research between the SUPSI, the University of Fribourg and the OST Eastern Switzerland University of Applied Sciences. With a wide depth of field and a broad time span covered, the genealogical method will allow to identify the epistemological patterns, visual codes and symbolic effects that have oriented the development of the aerial space revolution up until now.
Sito web del progetto
Responsabili
Prof. Matteo Vegetti (USI)
Prof. Katrin Albrecht (OST)
Prof. Emmanuel Alloa (UNIFR)Collaboratori scientifici
Dr. Alessandro De Cesaris
Dr. Angela Gigliotti (OST)
Lisa Henicz (USI/OST)
Dr. Lilian Kroth (UNIFR)
Dr. CLaudia Nigrelli (SUPSI)
Dr. Tommaso Morawaski
Lucrezia Pozzi (USI/SUPSI)
Emanuel Tandler (UNIFR)Project partners
Prof. Christoph Frank (USI)
Prof. Caren Kaplan (Univ. of California, Davis)
Prof. Antonio Somaini (Paris III-Sorbonne Nouvelle)
Prof. Jennifer K. Lavasseur (Smithsonian National Air and Space Museum, Washington, D.C.)
Prof. Lisa Parks (MIT, Cambridge MA)Durata
36 mesiInizio
Aprile 2024Enti finanziatori
FNS
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ReSED API - Re-Use Standards for Editions Data with Application Programming Interfaces
ReSED API is a project funded by Swissuniversities within its Open Research Data (ORD) Track A program. It aims to enhance the re-use of digital scholarly editions—critical digital representations of historical, literary, and other significant texts—by promoting machine-readable access through standardized Application Programming Interfaces (APIs). While such editions have long been re-used manually for research, teaching, and reference, modern digital formats now enable automated processing and large-scale analysis. However, re-use remains limited due to technical barriers, inconsistent practices, and a lack of widely adopted standards.
Re-using edition data offers considerable benefits: enabling large-scale text analysis, supporting historical and literary research, potentially training AI models, and integrating scholarly resources into broader digital archives. To fully realize this potential, the project emphasizes alignment with FAIR principles (Findable, Accessible, Interoperable, and Reusable), ensuring that digital editions can be reliably discovered and re-used across disciplines.
The project pursues two primary goals:- Explore ORD practices related to data-re-use and APIs within the field of editions;
- Specify ORD standards based on the analysis of the needs and desiderata of the community.
To achieve these goals, the ReSED API project will conduct structured interviews with key stakeholders, organize interdisciplinary workshops and training sessions, and produce deliverables such as reports on data-sharing practices, training materials, guidelines for data re-use, and drafted API specifications tailored to scholarly needs.
By fostering a culture of data re-use and promoting technical standardization, the project will make edition data more accessible and reusable, advance digital humanities research, and support broader applications such as federated search, large-scale computational analysis, and machine learning training. Ultimately, this initiative will ensure that digital scholarly editions remain discoverable, interoperable, and reusable for future generations of researchers.
Responsabile
Elena Chestnova (USI)Collaboratori scientifici
Peter Dängeli (Data Science Lab, University of Berne)
Dr. Federico Grasso Toro (University Library, Berne)
Prof. Dr. Elena Spadini (Walter Benjamin Kolleg, University of Berne)
Dr. Yann Stricker (Zentrum Digitale Editionen & Editionsanalytik, University of Zurich)
Durata
12 mesiInizio
Giugno 2025Enti finanziatori
SwissuniversitiesLinks
USI Search
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Voyaging Vapors. Plant Histories of Plantation Architectures
"Voyaging Vapors: Plant Histories of Plantation Architectures" is funded by the Swiss National Science Foundation Ambizione scheme (690,740 CHF, project number 216182). The project runs from 2024 until 2028 and is hosted by the Academy of Architecture, Università della Svizzera italiana, where it is integrated with the Institute of the History and Theory of Art and Architecture (ISA); the Institute of Urban and Landscape Studies (ISUP); and the Professorship for Theory of Urbanization and Urban Environments (Prof. Sascha Roesler).
Morning haze over tobacco crops; smoke curling from a tobacco pipe; vaporous opium fumes; a tobacco barn in flames. The plantation system in nineteenth-century Southeast Asia was a mix of substances in transport and transformation, afforded by violent processes crucial to a system of land expropriation. This project takes a wide-angle view of the architecture of the plantation and the plantation as conceptual formation.
Architectural spaces mediated and scripted this system in distinctive ways. The opening of the Suez Canal in 1869 and the rise of steam powered ocean-going liners marked a new era of resource extraction and trade in the Malay Archipelago, where, by the late-nineteenth century, tobacco drying barns and planters’ houses; packing facilities in entrepôt port cities; shops, tea-houses, and advertising in colonial metropoles were fixtures in the architectural pantheon of a globalized plantation culture.
Plants were simultaneously crops, cargo, and building materials, giving them an unusual centrality to this process, and presenting an underexplored architectural archive. This research proposes to investigate the architectures of plantation culture, beginning with Swiss tobacco planting in Sumatra in the 1870s, following the routes of plant species as a methodological framework across geographies. The multi-sited project will be carried out in tropical Southeast Asia, Switzerland, and wider Europe, following the route that tobacco and other cash crops took, from the Malacca Straits, through the Suez Canal, and on into Europe. The historical scope of the project will accommodate nineteenth- and twentieth-century transformations in the architecture of the plantation and its role in environmental change as forerunners to twentieth-century monocrop agribusiness. More broadly, the project takes its cue from studies that engage multiple temporal and geographical frameworks as a creative way to manage histories of the Anthropocene and climate catastrophe. Architecture, as a material, scientific, and cultural practice, offers a distinctive lens through which to understand the history of plantation systems. Architecture’s material residue-timber, stone, plant materials, masonry, human labor-are intrinsically related to their geographical setting and form the empirical evidence for this project. Re-examining the colonial plantation through the tobacco plant as traveling subject reveals an entangled set of architectural case studies.
Responsabile
Will Davis (USI)Collaboratori scientifici
Hélène Padma De Mello (USI)
Pina Kalina Haas (USI)Collaboratori esterni
Prof. Dr. Rixt Woudstra (University of Amsterdam)
Siddharta Perez (Museum Curatorial Lead, National University of Singapore Museum)
Giah De los Reyes (Independent Artist, Milan)Project Network
Sri Shindi Indira, Beranda Warisan Sumatra (Sumatra Heritage Trust); Institut Sains dan Teknologi Nasional (ISTN)
Professor Isnen Fitri, Department of Architecture, University of North Sumatra
Judith Schubiger, Villa Patumbah, Schweizer Heimatschutz
Professor Budi Agustono, Department of History, University of North Sumatra
Muhammad Rasyidin, Department of History, University of North SumatraDurata
48 mesiInizio
Febbraio 2024Enti finanziatori
FNS, AmbizioneLinks
www.voyagingvapors.com
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City of Signs: Understanding Logos
I loghi sono tra le forme visive più pervasive e al tempo stesso meno indagate della cultura contemporanea. Contraddistinguono prodotti, uniformi e istituzioni — dai partiti politici alle corporation, dalle città alle università, fino a squadre sportive ed eventi — e saturano i nostri paesaggi quotidiani. Si fondono con architetture e segnaletica, orientano i flussi lungo autostrade e aeroporti, campeggiano sulle livree aeree e penetrano negli spazi domestici più intimi: dorsi di libri, frigoriferi, giocattoli, abiti e schermi digitali. I loghi non sono solo simboli. Vengono progettati da noi ma, a loro volta, ci plasmano: indirizzano desideri e consumi, strutturano la comunicazione, mediano conflitti sociali e abilitano propaganda politica.
Assumendo il logo come “influencer impersonale” entro un più ampio “logoscape” — l’ambiente visivo-sociale che abitiamo — la ricerca pone una doppia domanda: come funzionano i loghi negli ambiti economico, politico, religioso e culturale? In che modo una comprensione pubblica più ampia potrebbe rimodellarne l’uso e la percezione da parte di istituzioni, designer e cittadini?
Per rispondere, il progetto interpreta i loghi come fatti sociali totali, ovvero artefatti che mediano simultaneamente relazioni economiche, politiche e simboliche. L’approccio dell’ « estetica sociale » coniuga l’orientamento concettuale-riflessivo della filosofia con gli apporti empirici delle scienze sociali, evitando frammentazioni disciplinari e restituendo la profondità antropologica del logo, capace di codificare visivamente appartenenza, riconoscimento e distinzione.
Sul piano storico, il progetto ricostruisce una genealogia di lungo periodo, confutando l’idea che il logo sia un prodotto recente del capitalismo occidentale: la sua linea evolutiva incrocia numismatica e araldica, la tradizione rinascimentale degli emblemi, la storia delle firme d’artista e delle manifatture reali, fino alla cultura del marchio moderno. Questa profondità storica illumina il ruolo del logo nella configurazione delle forme di vita.
Sul piano geografico, la ricerca mette a fuoco la dimensione globale del logoscape attraverso indagini d’archivio e lavoro comparativo sul campo in ambienti urbani eterogenei — New York, Tokyo, Kyoto, Mumbai, Nuova Delhi e Siena — per osservare come i loghi mediano appartenenza, conflitto, commercio e vita culturale in un contesto globale.
A integrazione dell’indagine accademica, una componente practice-based coinvolgerà graphic designers e produrrà un corpus fotografico originale. Il quinquennio si concluderà con la mostra Logoscapes: Between Past, Present and Future e con un volume collettivo illustrato destinato a studiosi, professionisti e cittadini.
Responsabile
Prof. Dr. Barbara Carnevali (USI, École des Hautes Études en Sciences Sociales)Collaboratori scientifici
Dr. Adele Rugini (USI, École des Hautes Études en Sciences Sociales)
Dr. Doriane Molay (USI, Écoles des Hautes Études en Sciences Sociales)
Durata
60 mesiInizio
Ottobre 2025Enti finanziatori
NOMIS FoundationLinks
NOMIS Foundation
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André Corboz’s hermeneutics of urban and territorial form: research practices, concepts and methodologies
Contenuto in aggiornamento