Per un database dei pubblici in visita al "Museo di Roma" (1733-1870)
Il database dei pubblici in visita al "Museo di Roma" (1733-1870), parte integrante del progetto Visibility Reclaimed. Experiencing Rome's First Public Museums (1733-1870). An Analysis of Public Audiences in a Transnational Perspective (FNS 100016_212922), intende essere uno strumento di supporto per la raccolta e l’interrogazione delle fonti primarie utili allo studio del pubblico cosmopolita che accedeva ai musei e monumenti della città tra Sette e Ottocento. L'obiettivo è quello di restituire, per la prima volta, una mappatura e un'analisi dei pubblici dell'Urbe e della loro evoluzione, individuandone le categorie (sociali, professionali, di genere) e le provenienze geografiche.
Nelle celebri Lettres à Miranda (1796), Quatrèmere de Quincy impiega l'espressione "Museo di Roma" considerando l’intera città come un patrimonio inamovibile da condividere e proteggere nella sua interezza:
Le véritable muséum de Rome, celui dont je parle, se compose, il est vrai, de statues, de colosses, de temples, d'obélisques, de colonnes triomphales, de thermes, de cirques, d'amphithéâtres, d'arcs de triomphe, de tombeaux, de stucs, de fresques, de basreliefs, d'inscriptions, de fragmens d'ornemens, de matériaux de construction, de meubles, d'ustensiles, etc. etc.; mais il ne se compose pas moins des lieux, des sites, des montagnes, des carrières, des routes antiques, des positions respectives des villes ruinées, des rapports géographiques, des relations de tous les objets entr'eux, des souvenirs, des traditions locales, des usages encore existans, des parallèles et des rapprochemens qui ne peuvent se faire quedans le pays même.1
Riprendendo questa espressione, il database mira a mettere a fuoco, nella straordinaria presenza a Roma di diversi luoghi di visita (collezioni di antichità, gallerie dei palazzi, ville patrizie, musei, monumenti antichi e moderni, atelier degli artisti, biblioteche), le differenti modalità di accesso e di fruizione degli spazi dell'arte e della cultura. Intento del database è infatti rilevare l'osmosi tra dimensione privata e pubblica, le geografie mobili di visita nell'Urbe e i siti più polarizzanti. I dati in corso di schedatura saranno graficamente interrogabili, accessibili e tradotti in mappe tematiche.
A tal proposito, è in fase di progressiva raccolta e schedatura un corpus di fonti primarie, per lo più inedite, talvolta dissimili in forma e funzione e rappresentative di una molteplicità di attori e di protagonisti. Si tratta prevalentemente di richieste e di permessi concessi per accedere ai musei, di richieste di copia, studio o rilievo dei monumenti antichi, e di libri dei visitatori. Tale documentazione riflette la complessità dell’esperienza degli spazi espositivi, risultato di un dialogo, non sempre facile, tra pubblico e musei, e che talora viene mediato da una fitta rete di intermediari (accademie, diplomazia, etc...).
Le fonti ad oggi conservate restituiscono certamente un quadro parziale dei pubblici dell'Urbe in questo arco temporale. Ma i dati ad oggi schedati sono già in grado di visualizzare una traccia importante dal punto di vista qualitativo e quantitativo. Nomi, mestieri, provenienze, ragioni e modalità delle visite sono in parte ricostruibili, come hanno dimostrato ricerche che ci precedono, tra cui il database dei visitatori del Museum Fridericianum di Kassel. Rispetto a questi modelli, il database dei visitatori del "Museo di Roma", combina un sistema di archiviazione che permette non solo di precisare gli incontri, le reti, i conflitti e più in generale il sistema di disciplinamento del pubblico, ma anche di restituire i profondi mutamenti sociali, politici ed economici verificatisi nel periodo cronologico preso in esame.
1. Antoine Chrysostome Quatremère de Quincy, Lettres sur le préjudice qu’occasionneraient aux arts et à la science, le déplacement des monuments de l’art de l’Italie, le démembrement de ses écoles, et la spoliation de ses collections, galeries, musées, & c., Rome, 1815, [Nouvelle édition, faite sur celle de Paris de 1796], pp. 27-28.